a cura di Adele Ross

Elizabeth Cleghorn Gaskell nasce a Londra (precisamente a Chelsea) nel settembre del 1810 dal pastore unitariano William Stevenson e da Eliza Wedgwood.

Appena trascorso l’anno di vita viene sradicata da Londra perché rimasta orfana di madre e viene inviata a Knutsford, nello Cheshire, in casa di una zia, Hannah Lumb, che si occuperà di lei per buona parte della sua infanzia. La vita nella cornice rurale del villaggio di Knutsford, dove viveva, e Sandlebridge la tenuta dei nonni dove trascorreva le vacanze, hanno contribuito a influenzare le opere della scrittrice con uno dei temi a lei più cari, la natura. Spesso, infatti, la Gaskell descrive scene campestri di ampio respiro, popolate di fiori, colori e addirittura animali d’allevamento. Ne sono un esempio alcuni passaggi di Mia cugina Phillis oppure le scene nella fattoria in Gli innamorati di Sylvia. La natura, però, ha anche un risvolto più inquieto che i passaggi narrativi della Gaskell non possono ignorare ma che la stessa autrice compensa con scenografie piene di vita e di umanità.

Elizabeth vive nella tranquilla campagna inglese fino al 1822, anno in cui viene mandata a scuola a Warwick e in cui muore per incidente il suo unico fratello John. Il tragico evento contribuisce ad allentare i rapporti con il padre, già sfilacciati a causa della distanza e dei pessimi rapporti che quest’ultimo ha con la zia Hannah. La famiglia della zia, gli Holland, diventa la famiglia di Elizabeth e da questa assorbe le idee politicamente liberali e quelle religiosamente tolleranti che sono proprie degli Holland. Nonché acquisisce la libertà di allargare i propri orizzonti approfondendo le sue letture e formandosi idee autonome sui più svariati argomenti.

Anche a causa della sua situazione i legami familiari, così come le tematiche sociali, diventeranno tra i temi dominanti nella carriera letteraria di Elizabeth. Infatti la famiglia è un elemento molto presente nei suoi scritti. I rapporti tra i membri della famiglia sono il perno attorno a cui si muovono le sue trame. Basti pensare ai rapporti tra padre e figlia femmina in Mary Barton, Nord e Sud e anche ne Gli innamorati di Sylvia. Se ne deduce che la situazione familiare vissuta da Elizabeth e, sopratutto, il rapporto con il padre furono fonte di grande sofferenza per lei. I legami tra fratelli e sorelle, genitori e figli, marito e moglie, tutti elementi cardine per lo sviluppo dei suoi romanzi. Così come, altro elemento che ricorre spesso, la maternità.

Nei romanzi della Gaskell i rapporti tra donne tracciano in modo eccellente un mondo femminile con tutte le sue complessità e le sue sofferenze. Così come in Gli innamorati di Sylvia la scrittrice analizza il rapporto tra marito e moglie in modo lucido e impietoso, gettando le basi per la letteratura che ne sarebbe seguita (un chiaro esempio ne è stata George Eliot).

Nel 1826 Elizabeth si trasferisce a Stratford-on-Avon, città natale di William Shakespeare. E a partire da quegli anni, a soli sedici anni, comincia a viaggiare visitando Londra, Newcastle ed Edimburgo. Nel 1831 accompagna un’amica a Manchester dove incontra William Gaskell, pastore unitariano oltre che uomo attivo e impegnato socialmente. Tanto che la sua cappella era il punto di ritrovo di una cerchia di intellettuali anticonformisti. Lui ed Elizabeth si sposano nel 1832, il loro viaggio di nozze li porta nel Galles e la scrittrice si trasferisce a Manchester con il marito, da cui avrà ben sei figli, di cui due non sopravviveranno all’infanzia.

Manchester è un centro dinamico, in piena espansione, industrializzato. Influisce sulla salute di Elizabeth, abituata a vivere la quiete della campagna, ma risulta anche uno stimolo per la sua presa di coscienza del passaggio che sta vivendo il paese, da un’economia e una società contadine a una più moderna e industriale. Nei primi anni di matrimonio affianca il marito nel lavoro di insegnante alla scuola domenicale, dedicata ai bambini degli operai, spesso operai a loro volta.

Nella sua posizione di moglie di un pastore della Chiesa d’Inghilterra ricopre un ruolo di privilegio e può entrare in contatto con i differenti gradini della scala sociale. Sia con il mondo operaio che con l’intellettualità progressista. Cosa che la avvicina alle teorie di un socialismo utopistico.

Anche la socialità diventerà una componente fondamentale nella scrittura della Gaskell. Nelle sue trame gli affari di famiglia, di villaggio, di città o di contea svolgono un ruolo predominante. E le sue storie sono popolate da differenti classi sociali, partendo dalla nobiltà, fino al terzo stato per passare attraverso la borghesia.

Nei suoi lavori tenta di esplorare le complesse dinamiche dei rapporti tra le varie classi sociali, come operai e industriali. Tentando di sottolineare come sia importante cercare un punto di incontro, anche su conflitti apparentemente irrisolvibili, che passi attraverso la disponibilità a comprendere e al senso umano.

Atteggiamento il suo che l’ha portata a essere descritta, poi, come una esperta conoscitrice delle dinamiche legate al progresso industriale. Ma che, all’epoca, ha sollevato non pochi scandali e scontri nella borghesia industriale per la sua chiara inclinazione alla solidarietà con i lavoratori.

Il 1841 vede i Gaskell visitare il Belgio e la valle del Reno in Germania.

Nell’estate del 1845 la famiglia trascorre una vacanza estiva in Galles, periodo durante il quale il piccolo William, unico figlio maschio, muore di scarlattina a soli dieci mesi dalla nascita. Un colpo durissimo per Elizabeth ma che riesce a superare anche grazie al marito che la appoggia e la esorta a dedicarsi a un’attività che richiedesse intensa e prolungata concentrazione. Elizabeth raccoglie i consigli del marito e comincia così a scrivere. Il primo esperimento è un bozzetto in versi composto insieme al marito William, poi approda al romanzo.

Nel 1848 vede così la luce Mary Barton, un crudo affresco sulle divisioni di classe e le ingiustizie sociali che desta scandalo. Pubblicato anonimo, come era consuetudine per le scrittrici del tempo. Costrette a firmarsi con la sola frase by a lady (scritto da una signora) o con uno pseudonimo, il più delle volte maschile, giacché donna nota equivaleva a donna pubblica.

Nel 1849 la Gaskell trascorre un periodo di vacanza al Lake District, dove incontra William Wordsworth. Nel 1851 Elizabeth è a Londra per la Great Exhibition e nel dicembre dello stesso anno pubblica il racconto Our Society at Cranford su Household Words su espresso invito di Charles Dickens, che l’ha notata e lodata per il suo lavoro. Il racconto colpisce talmente Dickens che convince la Gaskell a scrivere un seguito, assicurandosene la pubblicazione, che vedrà la luce nel 1853 come romanzo dal titolo Cranford. Sempre nel 1853 Elizabeth si reca a Haworth, in visita all’amica Charlotte Brontë.

Proprio su richiesta del reverendo Patrick Brontë, padre di Charlotte e unico sopravvissuto alla famiglia, la Gaskell scrive The life of Charlotte Brontë. Riconosciuta come forse la più bella biografia della scrittrice indimenticata.

La Gaskell comincia a scriverla qualche mese dopo la scomparsa di Charlotte e la sua stesura si colloca tra Cranford del 1853 e Nord e Sud, scritto tra il 1854 e il 1855, il suo romanzo più conosciuto e letto. Un’opera sociale che tratta temi come quello politico e sociale, attraverso lo sviluppo industriale e le lotte di classe, facendo una lucida analisi delle diverse facce del progresso. E mettendo in risalto le chiare differenze tra il ricco nord industriale e il sud agricolo e nettamente più povero.

Poco prima di Nord e Sud pubblica un romanzo di notevole interesse dal titolo Ruth. Una trama decisamente avanti per l’epoca trattando la storia di una giovane donna, ragazza madre, aiutata da un sacerdote che per farle trovare un impiego la spaccia per vedova. Il libro ha un epilogo decisamente tragico, come esigevano i canoni dell’epoca, con la morte della protagonista. Ma per la prima volta viene scardinato un cliché dell’epoca vittoriana, quello della donna caduta e viene proposta un’alternativa alla prostituzione. Una scelta coraggiosa quella della Gaskell che non le risparmia, però, numerose e violente proteste.

Donna sensibile alle problematiche e alle contraddizioni vissute dalle donne in epoca vittoriana, che non dovevano mai oltrepassare i limiti e mantenere il loro posto, anche se dotate di talento fuori dal comune, la Gaskell tratta con delicatezza le tematiche ma dai suoi scritti non può evitare che traspaia la sua natura di donna che pensa e ha idee proprie. Scrive parecchio toccando anche la tematica del gotico in racconti brevi, che, però, riscuotono parecchio successo. In parte per il suo background culturale (essendo vissuta in campagna) è una grande estimatrice delle storie popolari e delle leggende, anche trasmesse oralmente.

Ammette di credere ai fantasmi e di averne incontrato addirittura uno. Gli amici ammirano la sua straordinaria capacità di narratrice anche di storie di spettri intorno a un focolare. Esplora però la tematica del macabro e del mistero solo nei racconti brevi dai quali ne emerge un conflitto latente tra bene e male. Basti pensare al tema ricorrente della maledizione familiare.

Verso la fine della sua esistenza con i proventi dei suoi libri acquista un cottage per il marito nello Hampshire, dove si spegne a soli cinquantacinque anni a causa di una crisi cardiaca. Lasciando incompiuto il suo ultimo lavoro Mogli e figlie, che verrà completato dall’editore e pubblicato postumo. Romanzo in cui abbandona le tematiche sociali a favore di ritratti di provincia, permeato di humor e umanità.

Nella sua vita ha viaggiato molto in Europa visitando la Francia, Roma, Firenze e Venezia. Ma il suo ultimo viaggio la riporta a casa, a Knutsford, dove viene sepolta. E infine una curiosità. La casa sita alla periferia di Manchester, al numero 84 di Plymouth Grove, dove la Gaskell ha vissuto con la famiglia per buona parte della sua vita è oggi visitabile. Restaurata grazie al Fondo britannico per la Lotteria. Qui la Gaskell ha ospitato molte personalità letterarie, tra le quali Charles Dickens e Charlotte Brontë. Oggi la dimora è custodita da volontari, diventata centro di cultura e vi si svolgono periodicamente manifestazioni letterarie di rilievo oltre ai tour organizzati per turisti.

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