LA RECENSIONE di E.T.A. Egeskov

Twins Obsession è uno di quei volumi che spiazza chiunque cerchi di inquadrare i libri in rigide catalogazioni. Romanzo? diario? narrazione epistolare o introspettiva?

Un po’di tutto ciò ma anzitutto una potente storia di ricerca interiore, di scavo nel profondo di un’anima che si coglie fin da subito come tormentata, dilaniata, in cerca di una verità che se non può essere salvifica possa almeno essere liberatoria.

La presenza/assenza di questa fantomatica Ida potrebbe essere facilmente intuibile partendo dal titolo, ma che il lettore comprenda fin da subito l’identità dell’altra figura femminile oltre la protagonista, oppure che lo scopra strada facendo, con le rivelazioni che man mano delineano il quadro d’insieme poco importa. Ciò che conta è quel mettersi a nudo della protagonista che ci racconta, attraverso le parole rivolte a Ida, la sua verità.

Verità che resta in bilico a lungo, come nel noto film di Alfred Hitchcock dal titolo Vertigo, laddove lo spettatore era portato a dubitare di tutto, così come nel testo della Ghiribelli.

E pagina dopo pagina non è difficile accostare questo testo al celebre “La ragazza del treno” di Paula Hawkins, dove la protagonista si tormenta nel timore di ciò che avrebbe commesso e indagando scopre verità inimmaginabili e sconvolgenti (ancora “Vertigo” viene da citare).

Ma Twin Obsession non è un thriller, non cerca colpevoli da consegnare alla giustizia e innocenti da salvare. Narra il percorso di autoconsapevolezza di una donna, la cui età resta un vago mistero, che si mette in gioco nonostante abbia paura di scoprire la verità.

La forza di questa analisi, a volte anche un po’ schizofrenica, ci conduce lungo un tunnel di disperazione e vuoto interiore che non può non rimandarci al libro semi-autobiografico di Dostoevskij “Memorie dalla casa dei morti”, laddove racconta le vicende della sua detenzione in un gulag siberiano e della sua alienazione, del suo straniamento vivendo ai confini del mondo, lontano da tutti e dalla civiltà.

Così anche Sara, la nostra protagonista, sembra uscire dall’esperienza del suo personalissimo gulag, posto non nella fredda Siberia ma tra le mura si casa sua, al sicuro tra le sue cose eppure perduta nella disperazione di ricordi che affiorano un poco alla volta e che le sconvolgono per sempre l’esistenza ma al tempo stesso gliela liberano in modo inatteso e definitivo.

Di norma in simili situazioni si finisce con l’identificarsi con la protagonista, nonostante magari alcuni aspetti negativi che quasi sempre vengono superati e redenti da azioni che ne cancellano o obnubilano la memoria.

In questo caso no, è davvero difficile vestire i panni di Sara senza provare disagio, senza sentire quel fastidio che forse potrà anche essere perbenismo ma che al tempo stesso è spirito di sopravvivenza, valore morale, coesione civile.

E qui sta forse il merito maggiore di questa autrice, di aver saputo tentare e d’esserci riuscita per giunta, di andare oltre il convenzionale, d’aver creato un testo difficile da digerire per il lettore benpensante ma al tempo stesso necessario per poter “guardare” anche con gli occhi degli altri, di chi per propria stessa ammissione ha sbagliato e sbagliato in modo grave.

Volendo chiudere con un ultimo riferimento letterario come non pensare a un libro cult di molti anni fa di Richard Wright dal titolo “Paura”?

Un pugno nello stomaco del lettore, ma necessario perché la letteratura non sia solo intrattenimento, proprio come ha fatto Franscesca Ghiribelli con il suo Twins Obsession.


Scopri tutto su questo libro



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