Intervista realizzata da Adele Ross

Benvenuti cari amici e lettori di Libridalsalotto, oggi per il progetto Diamoci 1 mano abbiamo ospite la scrittrice Silvia Loreti che ci ha concesso la sua disponibilità e ha risposto a qualche nostra domanda.

Benvenuta Silvia qui nel nostro salotto. Partiamo subito con una domanda che certamente interesserà tutto il nostro pubblico. Cercando di scoprire un po’ di più su Silvia Loreti. Cominciamo chiedendoti di raccontare al pubblico come è nata Silvia scrittrice.

Quando una mattina di undici anni fa ho sentito l’impulso fortissimo di mettere su carta un sogno ad occhi aperti che mi perseguitava e continuavo a fare. E’ nata la scrittrice quando ho permesso a chi leggeva di comprendere e vivere ciò vedevo e che necessitavo di raccontare.

Silvia da bambina. Che tipo di infanzia hai avuto? e quanto il tuo passato ha contribuito e influenzato la tua voglia di scrivere?

Sono cresciuta in campagna, leggermente in periferia dalla mia città Ladispoli, dal mare, dalle compagnie, dai negozi. Totalmente libera di correre tra i filari di una vigna immensa, di creare mostri di fango vicino alla terra che veniva annaffiata in estate, di vivere senza schemi troppo rigidi. Mi ha dato la possibilità di affezionarmi alla lettura come la più cara amica che potessi avere, sempre pronta a farmi compagnia. Sono stati i libri a creare una dipendenza dalla parola scritta, dalla necessità di creare anche io mondi fantastici.

I punti fermo di Silvia. Oggi, dopo il pezzo di strada che hai già percorso sei soddisfatta della tua vita? quali sono i tuoi punti fermi, qualcosa o qualcuno su cui puoi sempre contare? quali invece le tue insicurezze e/o paure?

Da quando è nata mia figlia ho capito il vero significato di sentire un giorno pesare come un anno, e un anno volare via come un giorno. La vera rivoluzione della mia vita sono stati loro due Aurora e Noah e sono la mia più grande soddisfazione, ciò che mi fa svegliare al mattino, che mi fa andare avanti sempre anche se sono demoralizzata, triste, stanca, impaurita. Ci sono loro e io devo i trovare il modo, la forza, un sorriso per vivere ogni giorno. Posso contare sulla mia famiglia, sempre, ma la mia paura più grande è stare male e non riuscire più a seguire chi amo. La salute per me è un tasto delicato!

Silvia mamma, lavoratrice, blogger e scrittrice. Era quello che volevi? come fai a far coincidere tutto quanto?

Domanda di riserva? comunque organizzo le cose secondo le priorità: c’è prima la mamma che senza il papà, nonni, la zia non potrebbe mai farcela,; c’è la maestra che quando entra in classe dimentica problemi, affanni, e si dedica ai suoi bambini; poi c’è la scrittura che mi chiama sempre, quando guido e ascolto canzoni, quando vedo un dettaglio che mi colpisce, un’immagine che evoca una scena o un’intera storia. E quando posso scrivo, di notte, di giorno, in un ritaglio di tempo qualsiasi.

Quando hai capito di voler scrivere?

La passione per la scrittura nasce quando ero piccola, nel momento in cui tirando fuori dalla polvere la macchina di scrivere di mio padre, la Valentine rosso corallo della Olivetti, ho provato la sensazione di aver trovato il mio posto nel mondo.

Parliamo di “Toronto in Love”, raccontaci un po’ come è nata la storia e come ha fatto a diventare un libro .

Mia suocera, una vera seconda mamma era una persona straordinaria, una di quelle persone vere, forti, con cui parlare e che hai piacere ad ascoltare. Non mi ha mai spinto direttamente a riprendere a scrivere, ma forse me lo ha fatto capire piano piano a suo modo. Ho iniziato a ripensare ad un momento molto brutto che avevo vissuto e ho deciso di renderlo il dettaglio che creava un mondo nuovo. Ascoltare la canzone Peter Pan di Ultimo è stata la fiamma che ha acceso la luce su un’immagine potentissima, quella di lui che aspettava qualcuno che amava ma che non lo ricordava più. Ritornare a scrivere dopo tanto tempo è stato un piccolo regalo che ho fatto anche a lei.

Questo libro ha avuto una colonna sonora? e se sì, quale musica? e quando la ascoltavi?

Assolutamente sì. Una playlist corposa che mi ha accompagnata pagina dopo pagina scena dopo scena, emozione dopo emozione, è fondamentalmente composta dalle canzoni di Ultimo, parte integrante delle scene più emozionanti del romanzo.

Una domanda (anzi più di una) che i lettori sicuramente si fanno. Come scrive Silvia? di giorno o di notte? direttamente a PC oppure registra e poi trasferisce in un file? ha un posto preferito dove isolarsi per creare e dare vita alle sue storie?

Scrivo quando riesco a ritagliare tempo. Scriverei dieci ore al giorno sono sincera. La pagina bianca è una sensazione che adoro, riempirla mi fa sentire in pace con me stessa. Forse anche se non batto sui tasti in continuazione come vorrei sto sempre pensando ad una storia , alle lori voci alle loro emozioni finché non concludo e anche dopo rimangono addosso. Scrivo direttamente sul mio Mac e possibilmente sulla scrivania in legno che mio marito ha costruito su misura per me, un posto non esattamente isolato perché i miei bambini amano disturbarmi con mille e una domanda!

Silvia scrittrice ha qualche particolare mania? magari qualche rituale o abitudine che deve per forza rispettare perché la fa sentire a proprio agio quando sta lavorando a una storia?

Devo ascoltare la giusta colonna sonora, quindi la creo per benino, metto in ordine le canzoni nella playlist di spotify perché senza musica non scrivo. Le cuffiette sono un accessorio indispensabile!

Ultima domanda. Parlaci dei tuoi progetti per il futuro… quali nuove sfide ti attendono?

Il secondo romanzo della collana Toronto series ha visto la parola fine proprio ieri. Avevo in programma di scrivere un’altra storia e l’avevo anche iniziata. Ma poi delle immagini hanno cominciato a prendere forma, le voci dei protagonisti ad intrecciarsi e ho dato vita a questo romanzo che uscirà per fine Settembre/Ottobre. Seguiranno altri due romanzi!

Scopri tutto su questo libro



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