L’intervista di Ileana Aprea (Libri&co blog)

Benvenuti cari amici e lettori di Libridalsalotto, oggi per il progetto Diamoci 1 mano abbiamo ospite la scrittrice Silvia Loreti che ci ha concesso la sua disponibilità e ha risposto a qualche domanda della nostra Ileana Aprea (Libri&co blog).

Ciao Silvia, prima di tutto parlaci un po’ di te. Cosa fai di bello nella vita? E quali sono le tue passioni ed i tuoi interessi?

Di bello faccio la mamma e la maestra, quindi ho a che fare con personcine sincere e piene di vita ventiquattro su ventiquattro! La mia passione ruota intorno ai libri, che amo andare a cercare in libreria, creare wishlist infinite, e​ torri (della vergogna come le chiama mio marito) di libri in attesa di essere letti! I miei interessi vertono sulla scrittura, creativa, terapeutica, editing e sulla pedagogia (per me Montessori e company non hanno segreti!) e gli albi illustrati per la letteratura dell’infanzia, perché sono dei veri e propri capolavori.

Quali sono gli argomenti per te fondamentali, che tratti nel tuo romanzo?

Attacchi di panico post traumatici, lutto, perdita di memoria e resilienza. E naturalmente la straordinarietà di un’amore semplice e meraviglioso.

Nella tua biografia ti definisci: una maestra con la testa tra le nuvole. Quanto la realtà e la fantasia hanno inciso nel tuo modo di scrivere?

Ci sono delle pietre su cui si fonda il romanzo che sono assolutamente reali: le emozioni più profonde provate dai personaggi come alcune ferite che non vengono mai del tutto rimarginate. La fantasia investe ogni cosa e tramuta il dettaglio in piccoli attimi di vita che danno vita ad una storia che più che da leggere sembra da guardare.

Cosa pensi della scrittura come valore testimoniale? E tu cosa hai voluto testimoniare attraverso Toronto in love?

La fragilità che si impossessa della prospettiva da cui concepisci la tua vita e te stesso quando ogni cosa da un momento all’altro cambia corso. E la forza che nonostante tutto riusciamo a tirare fuori anche se una parte di noi soccomberà al dolore e alla delusione, ai nostri limiti.

A conclusione dell’esperienza che ha partorito il tuo libro, c’è un episodio particolare che ricordi con piacere? Se sì, ti va’ di raccontarlo?

All’inizio del processo di scrittura ad un certo punto non riuscivo ad andare avanti per le cose da fare in casa, impegni lavorativi e familiari e ad un certo punto serissima ho detto a mio marito: «non riesco a far scendere Matilde e Andrea dal treno, io te lo dico si schianteranno. E un po’ sarà colpa tua.». Nel suo viso un misto di emozioni e pensieri che sono andati da Oddio, ma che dice, ma chi sono, a bambini la mamma è impazzita!

Ci sono degli autori che ritieni fondamentali nella tua formazione culturale?

I grandi della letteratura del Novecento: Pirandello, Hemigway, Joyce, Moravia, Calvino, Levi che sono tra i miei preferiti ma la lista continua.

Ci sono altre discipline artistiche che influenzano il tuo modo di scrivere?

Sicuramente la fotografia, spesso le immagini evocano intere scene, emozioni, personaggi che poi riesco a riprodurre tramite la scrittura. Avere delle foto da guardare influenzano moltissimo l’andamento della storia.

Oltre a quello trattato nel tuo libro, quali altri generi letterari preferisci leggere?

Urban e paranormal fantasy e narrativa contemporanea.

Preferisci il libro tradizionale cartaceo o il formato digitale?

Purtroppo per la mia casa, la libreria e gli spazi di casa (e il conto in banca) amo la il libro cartaceo, ma per tutti questi motivi sopra elencati ho da parecchi anni un ebook reader regalato da mio marito e che mi permette di leggere sempre e ovunque. Sono una flexi reader, fatemi leggere è il mio motto!

Per concludere, qual è stato il tuo rapporto con la scrittura, durante la composizione del tuo libro?

È stato un rapporto che pretendeva di essere totalizzante e che tale non poteva essere. Un amante passionale che voleva tutto il mio tempo e che invece mi doveva dividere con la vita, quella reale e che chiama con vocine petulanti e a squarciagola!


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