SupportWriting. Le Interviste in Salotto. Intervista a Daniele Aiolfi

Intervista a cura di Adele Ross

Benvenuti cari amici e lettori di Libridalsalotto, oggi per il nostro nuovo progetto SupportWriting che per il mese di ottobre ospita esponenti della letteratura erotica abbiamo qui con noi nel nostro salotto lo scrittore Daniele Aiolfi che ci ha concesso la sua disponibilità e ha risposto a qualche nostra domanda.

Benvenuto Daniele qui nel nostro salotto e grazie per aver accettato il nostro invito. Partiamo subito con una domanda che certamente interesserà tutto il nostro pubblico. Parliamo di letteratura erotica. Come mai la scelta di scrivere un erotico?

Risposta: Grazie a voi per il gentile invito. Erotico perché mi piace l’erotismo, non vivo per il sesso, ma mi garba assai, in più sono un passionale, ho molta fantasia, non ho limiti mentali e mai mi sono vergognato di amare uno dei maggiori piaceri della vita. Per me la vita è passione.

Daniele da bambino. Che tipo di infanzia hai avuto? e quanto il tuo passato ha contribuito a formare la tua parte artistico/letteraria? parlaci dei tuoi ricordi d’infanzia (se ne hai voglia ovviamente) e quanto hanno influenzato la tua scrittura di oggi.

Risposta: Erano gli anni ’50, un’era geologica fa, un’infanzia serena, cresciuto in una città diversa da quella natale: Firenze, davvero culla di civiltà, figurati che facevo le scuole elementari a 50 metri dalla casa natia di Dante Alighieri! Come non assorbire? Difatti in italiano ho sempre preso bei voti, amavo leggere, ma non pensavo di scrivere. Poi, la fine, volontaria, quindi disastrosa, di un grande amore, ha fatto nascere in me il desiderio di scrivere, e Lei era la protagonista. Un modo per stare ancora vicini.

I punti fermi di Daniele. Oggi, dopo il pezzo di strada che hai già percorso sei soddisfatto della tua vita? quali sono i tuoi punti fermi, qualcosa o qualcuno su cui puoi sempre contare? quali invece le tue insicurezze e/o paure?

Risposta: non ho avuto una famiglia granitica, i miei punti fermi li trovo in me, nelle mie capacità di saper affrontare la vita, nei miei successi professionali, ne consegue che non ho né incertezze, né paure, neppure della morte, che ho sempre considerato come una componente, ineludibile, della vita. Faccio di tutto per evitarla, godo di ottima salute, cerco di fare una vita sana, senza di privarmi di qualche capriccio. Se non ho paure non è per arroganza o alterigia, conosco i miei limiti e dentro quegli spazi, che ben conosco, sguazzo, contando sulle mie forze.

Il percorso professionale di Daniele. Cosa volevi fare e quali sogni coltivavi da ragazzo? e si sono realizzati? oppure la tua vita ha preso una direzione totalmente diversa? insomma volevi che la tua vita fosse come è ora?

Risposta: sai, quando si fa il lavoro che si desidera, che si ama, si può davvero affermare che non si è mai lavorato. Ecco, io è come non avessi mai lavorato, mi sono sempre divertito a fare ciò che volevo, fin da piccolo, fare: il venditore. Ho venduto molto, ho vinto molti premi, guadagnato bei soldi, e me li sono goduti, e spesi. Meno fortuna, o capacità, dal punto di vista sentimentale, vero cruccio della mia vita. Pazienza.

Daniele e la sua professione. Scrittore ed editore. Quando hai capito di voler scrivere? e quando hai compreso che avresti voluto scrivere un genere tanto particolare come l’erotico? tu ricopri due ruoli professionali che, pur essendo determinanti nel settore del libro, sono molto differenti tra loro, quello di scrittore e quello di editore, quale tra le due professioni è prevalente nella tua vita?

Risposta: Nel 2007 scrissi il primo romanzo, un giallo erotico, e, da inesperto, finii nella grinfia di un “editore” a pagamento. Duemila euro buttati nel cesso. Quando nel 2012 decisi di dare vita alla Eroscultura, volevo proporre la cultura dell’eros. Con orgoglio ti dico che oggi è la maggiore casa editrice italiana di narrativa erotica. Nel 2018 la cedetti alla Brè Edizioni della mia quasi figlia Silvia Ripà. Oggi mi diletto nel fornire una corposa consulenza. Sul perché iniziai a scrivere mi sono già espresso, sul perché non scrivo più, non ho tempo!

Parliamo di “Borgo Pinti, 13: La vita libertina di Matilde Cenci”, raccontaci un po’ come è nata l’idea di questo libro e come si è poi dipanata ed evoluta fino a diventare un libro vero e proprio.

Risposta: Borgo Pinti, 13 è una via del centro storico di Firenze, e lì ho vissuta “quella” storia d’amore. Scrivere questo che considero il mio capolavoro, è stato come riviverla. Ancora oggi quando lo rileggo, debbo munirmi di fazzoletti. Anche se… l’incipit deriva da un fatto che lessi su una rivista, rubrica lettere al direttore, nello studio di un medico, una confessione di una donna che mi colpì, e su cui ricamai una vicenda, che mescolata alla “mia storia” ha dato vita a 350 pagine di vita, lusso, lussuria, carnalità, dolori e piaceri.

Questo libro ha avuto una colonna sonora? e se sì, quale musica? e quando la ascoltavi?

Risposta: no, non la ha. Amo la musica, ma quando scrivo non mi aiuta la concentrazione.

Una domanda (anzi più di una) che i lettori sicuramente si fanno. Come scrive Daniele? di giorno o di notte? direttamente a PC oppure registra e poi trasferisce in un file? ha un posto preferito dove isolarsi per creare e dare vita alle sue storie?

Risposta: scrivo anche di giorno, ma buona parte dei miei quattro romanzi e dodici novelle sono nati di notte, nel silenzio della casa buia, solo la luce della scrivania del mio studio, a ricordarmi dove fossi. Il buio, invece, aiuta a far viaggiare la mente verso luoghi e persone lontani. Uso il pc.

Daniele scrittore ha qualche particolare mania? magari qualche rituale o abitudine che deve per forza rispettare perché lo fa sentire a proprio agio quando sta lavorando a una storia?

Risposta: no, sono istintivo metodico, organizzato e fantasioso. Sembrano contraddizioni, non lo sono.

Esiste un genere letterario che non scriveresti mai? O, di contro, uno che desidereresti sperimentare?

Risposta: Non amo leggere, né scrivere, il fantasy. Mi piacerebbe scrivere una saga familiare, ho perfino il titolo e la trama in testa: Fameje, che in veneto significa famiglie, e la pensai tempo fa ascoltando le pazzesche storie, vere, di intrighi, tradimenti, fallimenti, malattie, avventure che le amiche di mia moglie si confidano. Scopri segreti, altarini, figli illegittimi, eredità, bugie, da riempirne un libro, appunto. Chissà mai se lo scriverò, non gò temp!

Un libro che è già stato scritto e che avresti voluto scrivere tu?

Risposta: Il Barone rampante di Italo Calvino, il massimo scrittore italiano del ‘900.

Dai almeno tre motivi ai lettori perché leggano “Borgo Pinti, 13: La vita libertina di Matilde Cenci”.

Risposta: Perché Matilde è una donna dalle mille contraddizioni: capricciosa, viziata, vigliacca, ma anche travolgente, passionale, colta, spiritosa, intelligente e libera! Fa ciò che vuole, contro tutti, ed è come molte donne vorrebbero essere, ma non riescono, stritolate da convenzioni, pregiudizi, educazioni castranti: è viva!

Ultima domanda. Parlaci dei tuoi progetti per il futuro… quali nuove sfide attendono Daniele?

Risposta: Incontrare Matilde. Un vezzo: in tutte le mie opere letterarie, ove c’è amore e non solo sesso, i protagonisti hanno cognomi diversi, ma nomi identici. Matteo e Matilde. Il primo è il nome di mio figlio, il secondo della figlia che avremmo voluto avere.


Scopri tutto su questo libro

Borgo Pinti, 13 – La vita libertina di Matilde Cenci di Daniele Aiolfi (ErosCultura)

Sinossi Quante donne sognano di avere una vita erotica eccitante, travolgente, ricca di esperienze appaganti? Molte, ma poche hanno il coraggio di farlo. Matilde Cenci, facoltosa donna della buona borghesia fiorentina, sì. Tutto inizia nel bel palazzo di famiglia in via Borgo Pinti,13 nel centro storico di Firenze, dove, da giovane, e siamo negli anni […]



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